Le Canarie stanno vivendo una stagione di record turistici e occupazionali. A giugno 2026, Tenerife ha toccato il minimo storico di disoccupati degli ultimi diciotto anni, con 61.707 persone in cerca di lavoro. A livello regionale, gli iscritti alle liste di collocamento sono circa 142.000, mentre le affiliazioni alla previdenza sociale sfiorano quota 965.000. Numeri che raccontano un'economia in salute, trainata da un turismo che non conosce stagioni morte.

Eppure, basta spostare lo sguardo dalle medie regionali per scoprire una realtà molto diversa. In alcuni quartieri urbani di Tenerife e Gran Canaria, il tasso di disoccupazione registrato supera il 27%, e in certi casi anche il 30%. Sono sacche di disagio che resistono nonostante il buon vento che gonfia le vele dell'economia isolana. L'Istituto Canario di Statistica (ISTAC), attraverso i dati dell'EPA-Reg e del paro registrato, ha messo nero su bianco questa frattura territoriale che divide le isole tra chi vive di turismo e chi ne resta escluso.

I quartieri con la disoccupazione più alta

Secondo le note stampa dell'ISTAC relative al quarto trimestre 2025, i quartieri con un tasso di disoccupazione registrata superiore al 27% sono quattro: Alisios e San Sebastián nel comune di Santa Cruz de Tenerife, e Jinámar ed El Lasso a Las Palmas de Gran Canaria. Jinámar, in particolare, è un'area che condivide il territorio tra i comuni di Las Palmas e Telde, e rappresenta da anni uno dei simboli della disoccupazione strutturale nell'arcipelago.

Ma il quadro si fa ancora più preoccupante se si considerano i dati EPA-Reg del secondo trimestre 2025, che individuano altri tre quartieri con tassi superiori al 30%: San Pío X e Barrio Nuevo a Santa Cruz de Tenerife, e Montequemado a Las Palmas de Gran Canaria. In queste zone, circa una persona su tre tra quelle attive è in cerca di un impiego. È importante ricordare che questi dati non rappresentano l'intera popolazione residente – che include bambini, anziani e persone fuori dal mercato del lavoro – ma solo la popolazione attiva. Resta comunque un indicatore di forte stress sociale.

Da sapere Le percentuali esatte per metà 2026 non sono ancora state pubblicate dall'ISTAC in tabelle aperte; i valori superiori al 27% e 30% sono soglie confermate da fonti ufficiali, non stime giornalistiche.

Un divario che taglia in due le isole

La mappa della disoccupazione canaria è un mosaico di contrasti. Da un lato, i comuni turistici del sud e delle isole orientali mostrano tassi da pieno impiego: Yaiza a Lanzarote registra un 5,9%, Pájara a Fuerteventura il 6,5%, seguiti da Teguise, Tías e Tinajo con valori tra il 7 e l'8%. Sono i territori che vivono direttamente del turismo, dove hotel, ristoranti e servizi assorbono manodopera in modo quasi continuo.

Dall'altro lato, i comuni con la disoccupazione più alta a livello municipale si trovano a La Palma e Gran Canaria: Tazacorte tocca circa il 21%, Garafía e Agaete si aggirano intorno al 20%, mentre Moya e La Aldea de San Nicolás restano tra il 19 e il 20%. Ma sono le medie comunali a nascondere le disuguaglianze più estreme: dentro le stesse capitali, Santa Cruz de Tenerife e Las Palmas de Gran Canaria, convivono quartieri vicini alla piena occupazione e quartieri dove il lavoro è un miraggio.

Perché il turismo non basta a tutti

Le cause di questo divario non vanno cercate in presunte mancanze dei residenti, ma in fattori strutturali che l'ISTAC e gli analisti del mercato del lavoro canario evidenziano da tempo. Il primo è il disallineamento delle competenze: i quartieri con alta disoccupazione sono spesso associati a livelli medi di istruzione più bassi, mentre il settore turistico richiede sempre più spesso competenze linguistiche e professionali specifiche che non sono facilmente accessibili a chi vive in contesti svantaggiati.

Il secondo fattore è la distanza geografica dai poli occupazionali. L'industria turistica è concentrata nelle zone costiere meridionali di Tenerife e Gran Canaria – pensiamo ad Arona, Adeje, Mogán – mentre molti dei quartieri in difficoltà si trovano nelle aree metropolitane del nord o in zone interne. Per una famiglia a basso reddito, i costi e i tempi del pendolarismo possono diventare una barriera insormontabile. A questo si aggiungono la stagionalità e la precarietà contrattuale: contratti brevi e discontinui creano un ciclo di entrate e uscite dal mercato del lavoro che le statistiche registrano come disoccupazione cronica.

Attenzione I dati non vanno letti come un giudizio sulle persone che vivono in questi quartieri, ma come un indicatore delle barriere strutturali – istruzione, trasporti, precarietà – che ne limitano l'accesso al lavoro.

Cosa si sta facendo per colmare il divario

Le politiche attive per questi quartieri specifici non sono dettagliate nei documenti statistici dell'ISTAC o del SEPE, ma il governo insulare di Tenerife ha sottolineato l'impegno in programmi di formazione e inserimento lavorativo giovanile. Il tasso di disoccupazione giovanile sull'isola è sceso intorno al 13%, undici punti sotto la media nazionale spagnola, un risultato che suggerisce l'efficacia di queste misure, anche se non vengono nominati esplicitamente i singoli quartieri.

A livello regionale, la riduzione complessiva della disoccupazione – scesa tra il 6,7 e l'8,5% anno su anno nel 2025 – è attribuita alla ripresa economica e alla forza del turismo. Tuttavia, resta la consapevolezza che la crescita da sola non basta a sanare ferite sociali profonde come quelle di Jinámar, El Lasso o Alisios. Servono interventi mirati di inclusione sociale, rigenerazione urbana e collegamento con le opportunità offerte dal mercato del lavoro turistico, ma al momento non è possibile verificare l'esistenza di programmi specifici con budget e tempistiche definite per ognuno di questi quartieri.

Domande frequenti

Quali sono i quartieri con la disoccupazione più alta alle Canarie?
Alisios e San Sebastián a Santa Cruz de Tenerife, Jinámar e El Lasso a Las Palmas de Gran Canaria superano il 27%. San Pío X, Barrio Nuevo e Montequemado superano il 30%.
Perché in questi quartieri la disoccupazione è così alta nonostante il boom turistico?
Le cause principali sono il disallineamento delle competenze richieste dal settore turistico, la distanza geografica dai poli occupazionali del sud e la precarietà contrattuale.
Quali sono i comuni con la disoccupazione più bassa?
Yaiza a Lanzarote (5,9%) e Pájara a Fuerteventura (6,5%) guidano la classifica dei comuni con meno disoccupati, grazie alla forte presenza turistica.
I dati sulla disoccupazione sono aggiornati al 2026?
Le soglie del 27% e 30% sono confermate da note ISTAC del 2025. I dati comunali e insulari più recenti arrivano a giugno 2026, ma le percentuali esatte per ogni quartiere non sono ancora state pubblicate.
Esistono programmi specifici per ridurre la disoccupazione in questi quartieri?
Le politiche attive menzionate dalle istituzioni riguardano soprattutto formazione e inserimento giovanile a livello insulare, ma non sono stati resi noti programmi mirati con budget definiti per i singoli quartieri.

Stand dei dati: luglio 2026. Le percentuali esatte per quartiere non sono ancora state pubblicate dall'ISTAC in tabelle aperte per metà 2026. I valori superiori al 27% e 30% sono soglie confermate da fonti ufficiali.