I numeri appena pubblicati dall'Istituto Nazionale di Statistica spagnolo (INE) con l'Indagine sulla Popolazione Attiva (EPA) del secondo trimestre 2026 raccontano una storia a due velocità. A livello nazionale, la Spagna ha raggiunto un nuovo massimo storico con 22,78 milioni di occupati, aggiungendo 486.000 posti di lavoro in soli tre mesi e portando il tasso di disoccupazione al 9,87%, il valore più basso dal 2008. Un risultato trainato dall'avvio della stagione estiva, che ha fatto impennare le assunzioni nei servizi, nelle costruzioni e nell'industria.

Alle Canarie, invece, il secondo trimestre ha il sapore amaro della fine della festa. L'arcipelago ha perso 25.100 occupati rispetto al primo trimestre del 2026, una flessione del 2,36% che rappresenta il peggior dato regionale di tutta la Spagna. Per capire la portata del fenomeno, basti pensare che la seconda regione con il calo più marcato, la Galizia, ha perso 6.100 posti, meno di un quarto del valore canario. Mentre la Catalogna guadagnava 130.800 occupati e le Baleari e Murcia segnavano incrementi robusti, le isole andavano nettamente in controtendenza.

Il paradosso del tasso di disoccupazione

Uno degli aspetti più controintuitivi di questa rilevazione è il movimento del tasso di disoccupazione. Nonostante la perdita secca di oltre 25.000 posti di lavoro, il numero assoluto di disoccupati è leggermente diminuito, passando da circa 136.500 a 135.900 unità, con un calo di 600 persone. Com'è possibile? La chiave sta nella drastica contrazione della popolazione attiva, che si è ridotta di 25.700 individui nel corso del trimestre.

In pratica, molte persone sono uscite dal mercato del lavoro, smettendo di cercare attivamente un'occupazione, e quindi non vengono più conteggiate né tra gli occupati né tra i disoccupati. Questo fenomeno ha fatto sì che il tasso di disoccupazione salisse solo di due decimi di punto, attestandosi intorno all'11,6%, un valore comunque storicamente basso per le Canarie, abituate in passato a tassi ben superiori al 20%.

Il peso del settore pubblico

Analizzando la composizione del calo occupazionale, emerge con chiarezza il ruolo predominante del settore pubblico. Dei 25.100 posti persi, ben 15.300 provengono da impieghi nella pubblica amministrazione, un taglio dell'8,1% che ha ridotto il numero di dipendenti pubblici a circa 173.800 unità. Significa che quasi due terzi della perdita complessiva di posti di lavoro è attribuibile a questo comparto.

Si tratta di un aggiustamento significativo, che potrebbe riflettere la conclusione di programmi temporanei, la scadenza di contratti a termine o processi di riorganizzazione amministrativa. Le autorità regionali, pur riconoscendo la durezza del dato trimestrale, sottolineano che l'occupazione complessiva resta sopra la soglia del milione di unità e che il confronto annuale rimane positivo, con 13.600 occupati in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Consiglio Se lavori nel settore pubblico canario o stai valutando un impiego in quell'ambito, tieni d'occhio i bandi di stabilizzazione e i concorsi: le fluttuazioni trimestrali sono spesso legate a scadenze contrattuali, ma la tendenza annuale resta di crescita.

Turismo e stagionalità: un ciclo diverso dal resto della Spagna

Per comprendere appieno questi numeri bisogna ricordare che le Canarie hanno un profilo turistico profondamente diverso da quello della Spagna peninsulare e delle Baleari. Mentre per la maggior parte del Paese il secondo trimestre segna l'inizio dell'alta stagione estiva, con un'esplosione di assunzioni in hotel, ristoranti e servizi, per l'arcipelago il periodo tra aprile e giugno rappresenta tradizionalmente una fase di transizione verso la bassa stagione.

Il picco di visitatori alle Canarie si concentra infatti nei mesi invernali, quando i turisti europei fuggono dal freddo alla ricerca del clima mite delle isole. Con l'arrivo della primavera e dell'estate, la domanda turistica si sposta progressivamente verso le destinazioni mediterranee, e le Canarie vedono un fisiologico ridimensionamento dell'attività. Questo spiega perché, a livello nazionale, i servizi abbiano creato 394.000 posti di lavoro nel trimestre, mentre alle Canarie il comparto non sia riuscito a trainare la crescita.

I dati settoriali confermano questa dinamica: la disoccupazione nei servizi è calata di circa 700 unità, un movimento modesto che non compensa la perdita di posti in altri comparti. L'industria ha visto un aumento dei disoccupati di 1.100 persone, mentre le costruzioni e l'agricoltura hanno registrato cali della disoccupazione, rispettivamente di 2.600 e 800 unità, ma in parte a causa dell'uscita di lavoratori dal settore o dalla forza lavoro, più che per una reale creazione di impiego stabile.

Da sapere La categoria dei disoccupati di lunga durata o in cerca di primo impiego è cresciuta di circa 2.400 unità, segnalando che l'ingresso nel mercato del lavoro resta una sfida per molti residenti, nonostante il quadro annuale positivo.

Una correzione, non un crollo

È importante non farsi prendere dall'allarmismo. Il dato del secondo trimestre 2026 va letto come una brusca correzione dopo un periodo di risultati eccezionali. Nel primo trimestre dell'anno, infatti, le Canarie avevano registrato il maggior calo della disoccupazione in tutta la Spagna, con 14.400 disoccupati in meno e 17.000 nuovi posti di lavoro, portando il tasso di disoccupazione intorno all'11,4%. Il rimbalzo attuale riporta l'indicatore a un livello ancora molto favorevole nel confronto storico.

Gli analisti concordano nel descrivere la situazione come un aggiustamento in gran parte stagionale e compositivo, non come l'inizio di un deterioramento strutturale. Il fatto che la Spagna nel suo complesso stia vivendo un momento di forza del mercato del lavoro, con una disoccupazione sotto il 10% e un'occupazione record, rappresenta un contesto favorevole anche per le isole, che beneficiano della domanda turistica generata da un'economia nazionale in salute.

Le autorità regionali mantengono un tono cauto ma non pessimista, sottolineando che l'arcipelago si trova vicino ai massimi storici di occupazione e che il tasso di disoccupazione attuale, intorno all'11,6%, è tra i più bassi degli ultimi vent'anni. La sfida per i prossimi trimestri sarà consolidare la ripresa del turismo invernale e gestire la transizione del pubblico impiego senza creare sacche di disoccupazione strutturale.

Domande frequenti

Perché le Canarie perdono posti di lavoro mentre il resto della Spagna ne crea?
Il ciclo turistico delle Canarie è invertito rispetto alla penisola: l'alta stagione è in inverno, mentre in primavera-estate la domanda si sposta verso il Mediterraneo. Il secondo trimestre è quindi una fase di normale ridimensionamento.
Il calo dell'occupazione è un segnale di crisi strutturale?
No, secondo gli analisti si tratta di una correzione stagionale e di un aggiustamento del settore pubblico. Il confronto annuale resta positivo e il tasso di disoccupazione è storicamente basso.
Quanto ha pesato il settore pubblico nella perdita di posti?
Molto: 15.300 dei 25.100 posti persi provengono dal pubblico impiego, pari a circa due terzi del calo totale. Il numero di dipendenti pubblici è sceso a circa 173.800 unità.
Il tasso di disoccupazione è salito nonostante ci siano meno disoccupati: com'è possibile?
Perché la popolazione attiva si è ridotta di 25.700 persone. Molti hanno smesso di cercare lavoro e non vengono più conteggiati, facendo salire il tasso anche se il numero assoluto di disoccupati è calato leggermente.
Cosa possiamo aspettarci per i prossimi mesi?
Con l'avvicinarsi della prossima stagione invernale, il turismo dovrebbe tornare a trainare le assunzioni. Le autorità confidano in un recupero, sostenuto anche dal buon momento dell'economia spagnola nel suo complesso.

Stand: 29 luglio 2026. Dati basati sull'Indagine sulla Popolazione Attiva (EPA) del secondo trimestre 2026 pubblicata dall'INE. Le cifre relative al tasso di disoccupazione e alla composizione settoriale sono approssimative e arrotondate.