I fatti in sintesi Sentenza: 10 novembre 2025, Tribunale del Lavoro n. 9 di Las Palmas de Gran Canaria
Condanna: 20.000 euro di risarcimento per «trattamento degradante» / mobbing
Stato: non definitiva — possibile ricorso al Tribunale Superiore di Giustizia delle Canarie (TSJC)
In carica: la console Fatiha El Kamouri, da settembre 2022
Contesto: cinque dei sei dipendenti locali in malattia per ansia in vari momenti; diverse sentenze contro il consolato
Fonti: eldiario.es / Canarias Ahora (Iván Suárez), El Independiente, Yabiladi

È un caso che si è trascinato per anni e che ora ha trovato una prima decisione chiara. Il Tribunale del Lavoro n. 9 di Las Palmas de Gran Canaria ha condannato il Consolato del Regno del Marocco a far cessare il mobbing nei confronti di un dipendente di lungo corso e a versargli 20.000 euro di risarcimento. Il giudice ha ritenuto provato che l'uomo avesse subìto un «trattamento degradante», con «grida costanti» e «minacce di licenziamento», in un clima di «vessazione, paura e angoscia».

Da responsabile di cassa ad autista a tempo pieno

Il dipendente — la cui identità è tutelata negli atti giudiziari — lavora al consolato dal 2008. Fino all'arrivo dell'attuale console, Fatiha El Kamouri, nel settembre 2022, si occupava della cassa, della manutenzione e dell'aggiornamento degli archivi. Poi tutto è cambiato: è stato trasformato nell'autista personale della console, che, secondo il ricorso, pretendeva «piena disponibilità» 24 ore su 24. Nei momenti in cui non guidava, non gli era consentito restare al consolato insieme ai colleghi, ma doveva attendere in auto finché non veniva chiamato. Dopo le sue lamentele, è stato trasferito in un ufficio a un piano superiore e di fatto privato delle sue mansioni: un posto «svuotato di contenuto».

55.000 euro rifiutati, per principio

Ciò che colpisce è il modo in cui ha agito. Il consolato gli aveva offerto 55.000 euro di buonuscita per risolvere il contratto e chiudere il procedimento. Lui ha rifiutato. Il suo obiettivo non era il denaro, ma il riconoscimento giudiziario del danno morale subìto. Un anno e mezzo dopo aver respinto l'offerta, ci è riuscito. Il tribunale ha ridotto la somma inizialmente richiesta a 20.000 euro, poiché il ricorso non quantificava i danni concreti, ma ha ritenuto il risarcimento adeguato vista la lunga malattia e la pressione che ha continuato a subire dopo il rientro.

Non è un caso isolato

Il caso non è isolato. La copertura di eldiario.es / Canarias Ahora, che segue il conflitto dal 2023, delinea un clima di lavoro profondamente deteriorato: dei sei dipendenti locali presenti al consolato quando arrivò la console, cinque sono stati in malattia per ansia in vari momenti. Già nel dicembre 2024, altre due sentenze avevano dato ragione ai lavoratori: in entrambi i casi erano stati privati delle loro mansioni. Una dipendente con oltre trent'anni di esperienza è stata collocata, secondo i fatti accertati, a una «scrivania vuota, senza computer, con il telefono staccato e senza alcun materiale d'ufficio».

Il punto chiave: nessuna immunità nel diritto del lavoro

Oltre al singolo caso, la vicenda tocca un principio di fondo. In questi procedimenti i consolati invocano spesso la propria immunità diplomatica. Ma la giurisprudenza spagnola è inequivocabile: nelle controversie di lavoro con personale assunto localmente l'immunità non si applica. Il consolato non agisce allora come Stato sovrano, ma come un datore di lavoro qualsiasi, ed è soggetto al diritto del lavoro spagnolo. Quanto fermamente ciò possa essere fatto valere lo ha mostrato di recente un caso parallelo a Murcia: lì la giustizia ha disposto il pignoramento del conto del consolato del Marocco per dare esecuzione a una sentenza definitiva per molestie sessuali e sul lavoro, dopo che il consolato non aveva pagato per mesi.

Anche a Gran Canaria l'esecuzione è un problema: quattordici mesi dopo le sentenze di fine 2024, il consolato non aveva ancora versato le somme riconosciute, secondo i lavoratori. Inoltre la sentenza del novembre 2025 non è definitiva: è possibile ricorrere al Tribunale Superiore di Giustizia delle Canarie (TSJC). Finora il consolato non ha risposto alle domande dei media.

Da sapere: i diritti del personale locale dei consolati Chi lavora in Spagna per un consolato straniero come assunto locale (in Spagna «agente local») è in genere soggetto al diritto del lavoro spagnolo. In caso di controversia sono competenti i tribunali del lavoro spagnoli (Juzgados de lo Social) e, secondo giurisprudenza consolidata, l'immunità diplomatica dello Stato non vi si oppone. Un principio che vale anche per gli italiani impiegati localmente presso le rappresentanze diplomatiche all'estero, comprese quelle che gestiscono pratiche AIRE e previdenziali.
Nota sulle fonti La cifra di «22 denunce» circolata inizialmente non ha potuto essere confermata nella dettagliata copertura giudiziaria. Ciò che è accertato è la sentenza da 20.000 euro (novembre 2025), altre due sentenze del dicembre 2024 e le assenze per malattia documentate di cinque dei sei dipendenti locali. La sentenza di novembre non è definitiva; vale la presunzione di innocenza laddove ulteriori accuse non siano state accertate in giudizio.

Domande frequenti

Di cosa tratta la sentenza?
Nel novembre 2025 un tribunale del lavoro di Las Palmas ha condannato il Consolato del Marocco a pagare 20.000 euro di risarcimento per il «trattamento degradante» di un dipendente e a far cessare il mobbing.
La sentenza è definitiva?
Non ancora. È possibile ricorrere al Tribunale Superiore di Giustizia delle Canarie (TSJC).
L'immunità diplomatica protegge il consolato?
Non nelle controversie di lavoro con personale locale, secondo giurisprudenza consolidata. Il consolato è considerato datore di lavoro ed è soggetto al diritto del lavoro spagnolo.
Ci sono stati altri casi?
Sì. Nel dicembre 2024 sono state emesse due sentenze per la rimozione ingiustificata delle mansioni. Cinque dei sei dipendenti locali sono stati in malattia per ansia in vari momenti.
Perché il ricorrente ha rifiutato 55.000 euro?
Non voleva la buonuscita, ma il riconoscimento giudiziario del danno morale. Lo ha ottenuto un anno e mezzo dopo.

Aggiornato al 15/06/2026. Fonti, tra le altre, eldiario.es / Canarias Ahora (copertura di Iván Suárez dal 2023), El Independiente e Yabiladi. La sentenza del 10 novembre 2025 non è definitiva; vale la presunzione di innocenza. I nomi delle persone coinvolte sono stati resi anonimi.