Immaginate di entrare in uno dei musei più iconici degli Stati Uniti, il simbolo della resistenza texana, e di trovarvi, tra cimeli della frontiera e storie di battaglie, un diavolo. Non un diavolo qualunque, ma un Diablete di Teguise, con la sua maschera di toro sormontata da corna di capra, i campanacci che risuonano a ogni passo e il costume bianco dipinto a rombi rossi e neri. È esattamente ciò che sta per accadere: un autentico costume dei Diabletes de Teguise è stato formalmente donato al museo dell'Alamo di San Antonio, in Texas, e sarà esposto nella sezione che racconta la presenza dei coloni canari, gli Isleños, che fondarono la città quasi tre secoli fa.

La notizia è stata ufficializzata durante un incontro tra il presidente del Cabildo di Lanzarote, Oswaldo Betancort, e Víctor Padrón, presidente dell'Asociación Cultural Los Diabletes de Teguise. L'atto sancisce un legame storico profondo, che unisce le radici aborigene di Lanzarote con la storia fondativa di una delle città più emblematiche del sud degli Stati Uniti. Non si tratta di una semplice donazione folkloristica, ma del riconoscimento di una figura che incarna l'identità più autentica dell'isola, scelta per rappresentare un'intera comunità di emigranti che, nel Settecento, attraversarono l'oceano per costruire una nuova vita.

Un ponte culturale attraverso l'Atlantico

Il museo dell'Alamo sta ampliando il proprio spazio espositivo dedicato alla presenza storica dei canari nella città texana. San Antonio fu fondata nel 1731 da un gruppo di famiglie provenienti dalle Canarie, e i documenti storici indicano che, delle 56 famiglie che diedero vita all'insediamento, ben 44 erano originarie di Lanzarote. Un dato che rende il legame tra l'isola e la metropoli texana molto più stretto di quanto si possa immaginare.

Il costume dei Diabletes andrà ad arricchire proprio questa sezione, offrendo ai visitatori un volto concreto, colorato e sorprendente, di quell'eredità culturale. Oswaldo Betancort ha sottolineato con orgoglio il significato di questa operazione: «Los Diabletes sono una delle manifestazioni più rappresentative dell'identità di Lanzarote. Inserire il loro costume nel museo dell'Alamo significa mostrare al mondo una tradizione unica e rafforzare i legami storici che uniscono le Canarie e il Texas». Un'affermazione che racchiude il senso profondo di questa iniziativa: non si tratta solo di esporre un oggetto, ma di creare un dialogo vivo tra passato e presente, tra le radici isolane e la loro proiezione americana.

Per i discendenti degli Isleños, che ancora oggi mantengono vive alcune tradizioni canarie, vedere il Diablete all'Alamo sarà come ritrovare un pezzo della propria storia familiare, un simbolo tangibile di un'origine che spesso è rimasta confinata nei racconti orali. Per i visitatori texani e internazionali, invece, sarà l'occasione di scoprire che dietro la fondazione di San Antonio non c'è una generica matrice spagnola, ma una specifica, fortissima impronta lanzarotegna.

Chi sono i Diabletes de Teguise

Ma cosa rende così speciale questa figura da meritare un posto in un museo texano? I Diabletes de Teguise sono considerati una delle tradizioni più antiche delle Canarie, con radici che affondano ben prima della conquista castigliana. La loro origine più remota risiede nelle danze competitive e rituali dei mahos, gli abitanti aborigeni di Lanzarote, legate a riti pastorali e di fertilità. Figure travestite, munite di campanacci e bastoni, che danzavano per propiziare la fecondità della terra e del bestiame.

Con l'arrivo dei francescani nel XV secolo, queste pratiche pagane vennero assorbite e trasformate all'interno delle celebrazioni cristiane, in particolare durante il Corpus Domini. I frati utilizzarono i Diabletes per rappresentare il male in una battaglia teatrale tra il bene, incarnato dal Dio cristiano, e il demonio, rappresentato da queste figure vestite di pelli di capra. Nel corso dei secoli, la tradizione si è progressivamente legata al Carnevale di Teguise, di cui oggi costituisce la parte più ancestrale e identitaria.

Simbolicamente, il Diablete incarna un ariete o un caprone, allegoria di virilità e sopravvivenza. Rappresenta la lotta tra bene e male, ma funziona anche come figura protettiva: la sua immagine grottesca e festosa è interpretata come uno scudo contro gli spiriti maligni e le disgrazie. Alcune letture antropologiche recenti lo descrivono addirittura come un amuleto folklorico per allontanare le piaghe e i «demoni» della siccità cronica, incanalando energia sessuale, vitalità pastorale e protezione ambientale.

Consiglio Se vi trovate a Lanzarote durante il Carnevale, non perdetevi la mattina della domenica di Carnevale a Teguise: è il momento in cui i Diabletes escono in forma più pura, correndo per le strade medievali del paese.

Il costume e la performance: un'esplosione di suoni e colori

Il costume che sta per essere esposto all'Alamo è un concentrato di simboli e materiali che raccontano secoli di storia. Storicamente, i Diabletes indossavano pelli di capra e maschere con corna caprine, a sottolineare l'origine pastorale e il legame con i riti di fertilità. Oggi l'abbigliamento si è evoluto in un insieme codificato e spettacolare: pantaloni e camiciola bianchi, tradizionalmente in lino e oggi spesso in mussola o tela, dipinti a mano con motivi a rombi rossi e neri, ciascuno con un punto al centro.

La maschera è l'elemento più impressionante: una grande testa di toro o bue, solitamente nera o rossa, coronata da vere corna di capra e dotata di una lunga lingua rossa che ne accentua l'aspetto spaventoso. Sulle spalle e sulla schiena, i Diabletes portano cinghie di cuoio incrociate da cui pendono campanacci, sonagliere di ottone e legno, che creano un frastuono inconfondibile. Ai piedi calzano espadrillas, e in mano impugnano un bastone di legno con un sacchetto di pelle di capra riempito di carta, stracci, terra o sabbia: il garabato o zurrón, usato per battere il terreno e spaventare, in modo ritualizzato e controllato, i passanti, specialmente i bambini.

Alcune fonti attribuiscono il design moderno del costume dipinto all'influenza di César Manrique, l'artista che più di ogni altro ha plasmato l'estetica contemporanea di Lanzarote. Durante il Carnevale, i Diabletes corrono, saltano e danzano per le strade acciottolate di Teguise, urlando e facendo risuonare i loro campanacci. È impossibile non sentirli arrivare: il loro passaggio è un'esperienza sensoriale totale, fatta di suoni, colori e una paura giocosa che affonda le radici in riti antichissimi.

Perché questo ponte culturale è importante

L'arrivo del costume dei Diabletes all'Alamo non è solo una curiosità folkloristica. È un gesto che mette in luce la profondità e la specificità del legame tra Lanzarote e il Texas. San Antonio non è stata fondata da «spagnoli» generici, ma da famiglie canarie, in maggioranza lanzarotegne, che portarono con sé tradizioni, saperi e un'identità insulare ben precisa. Il museo dell'Alamo, che già dedica uno spazio a questa presenza, ora potrà mostrare ai suoi visitatori non solo documenti e mappe, ma un oggetto vivo, carico di significati, che racconta da dove venivano quei coloni e quale cultura li animava.

Per le comunità canarie e lanzarotegne, questa donazione rappresenta un riconoscimento internazionale di prim'ordine. Una figura rituale di punta dell'isola viene accolta e preservata in uno dei siti storici più visitati d'America, entrando a far parte di una narrazione che va ben oltre i confini locali. La storia mista – aborigena e cristiana, rurale e carnevalesca – di Lanzarote trova così una vetrina globale, capace di raccontare a pubblici lontanissimi la complessità e la ricchezza del patrimonio immateriale canario.

Per i discendenti degli Isleños e per il pubblico texano, l'esposizione offre un ponte concreto verso luoghi e pratiche specifiche: Teguise, il Carnevale, le danze del Corpus Domini. Non più un'origine astratta, ma un costume reale, con le sue corna, i suoi rombi dipinti e i suoi campanacci, che parla di fertilità, di lotta tra bene e male, di protezione dalla siccità. È un esempio affascinante di circolazione transatlantica del patrimonio: una figura nata dai riti dei mahos, plasmata dal teatro francescano e ora interpretata in un museo legato alla difesa coloniale e alla storia anglo-ispanica.

Anche senza spettacoli dal vivo in Texas – al momento non confermati – l'inclusione museale è di per sé un gesto culturale potente. Un «pezzetto di Lanzarote» fisicamente installato a San Antonio, che invita i visitatori, specialmente i discendenti degli Isleños, a riconnettersi con l'immaginario insulare, i riti di fertilità e i diavoli del carnevale che hanno plasmato la cultura che i loro antenati lasciarono oltreoceano.

Da sapere Al momento non sono previste esibizioni dal vivo dei Diabletes in Texas; l'iniziativa riguarda esclusivamente l'esposizione museale del costume, ma rappresenta un primo passo verso futuri scambi culturali.

Domande frequenti

I Diabletes si esibiranno dal vivo in Texas?
Al momento non sono confermate performance dal vivo. L'iniziativa riguarda la donazione e l'esposizione permanente del costume al museo dell'Alamo.
Perché proprio il museo dell'Alamo?
Perché l'Alamo conserva una sezione dedicata ai coloni canari che fondarono San Antonio nel 1731, in maggioranza originari di Lanzarote.
Qual è il significato del costume dei Diabletes?
Unisce elementi aborigeni legati a riti di fertilità e influenze cristiane del Corpus Domini, rappresentando la lotta tra bene e male e fungendo da figura protettiva.
Quando si possono vedere i Diabletes a Lanzarote?
Principalmente durante il Carnevale di Teguise, in particolare la mattina della domenica di Carnevale, quando sfilano per le strade del centro storico.
Quante famiglie canarie fondarono San Antonio?
Storicamente si parla di 56 famiglie, di cui 44 provenienti da Lanzarote, un dato che sottolinea il fortissimo legame con l'isola.

Stand: 21 luglio 2026. Le informazioni si basano su comunicazioni ufficiali del Cabildo de Lanzarote e dell'Asociación Cultural Los Diabletes de Teguise. Eventuali sviluppi successivi potrebbero non essere riflessi in questo articolo.