Due cifre, un solo giorno di pubblicazione

Entrambi i dati sono del 15 settembre e dello stesso istituto. L'indice dei prezzi al consumo di agosto si colloca al 4,3 %, sette decimi sopra luglio; la spinta principale, secondo l'INE, è venuta dai trasporti, al 9,5 %, soprattutto per i carburanti. L'inflazione di fondo, che esclude gli alimenti non lavorati e i prodotti energetici, è scesa al 2,9 %. L'IRAV resta al 2,47 %. Su un canone di 1.000 euro, il 4,3 % significherebbe 43 euro in più al mese e il 2,47 % ne significa 24,70: in un anno, 516 euro contro 296.

La distanza è voluta. Secondo la metodologia dell'INE del dicembre 2024, l'IRAV è il minore fra tre valori: il tasso annuo dell'indice dei prezzi al consumo, il tasso annuo dell'inflazione di fondo e un "tasso di variazione annuo medio corretto" dato dalla formula β + α × (tasso − β), con α pari a 0,5 e β pari a 2, l'obiettivo di inflazione a medio termine della Banca centrale europea. Il tasso corretto si usa solo quando entrambi i tassi di inflazione superano il due per cento, ed è quanto è accaduto ad agosto 2026. Sopra il due per cento, quindi, passa solo metà dell'eccedenza, e conta il minore dei due calcoli: qui quello che parte dall'inflazione di fondo. Poiché questa lascia fuori l'energia, un salto dei prezzi trainato dai carburanti arriva appena al tetto degli affitti.

A quali contratti si applica l'IRAV

La Ley 12/2023 sul diritto all'abitazione, in vigore dal 26 maggio 2023, ha aggiunto alla legge sulle locazioni urbane del 1994 (Ley de Arrendamientos Urbanos, LAU) un'undicesima disposizione aggiuntiva: l'INE definisce un indice fissato "come limite di riferimento ai fini dell'articolo 18". Chi ne è vincolato lo dice l'INE senza giri di parole: i contratti firmati dopo il 26 maggio 2023. Quelli precedenti ricadono nella quarta disposizione transitoria della stessa Ley 12/2023, richiamata anche dal testo consolidato della gazzetta ufficiale: continuano a seguire il regime giuridico che era loro applicabile, cioè la clausola pattuita.

Tre delimitazioni decidono interi gruppi di contratti. L'articolo 18 riguarda solo la locazione abitativa dell'articolo 2 della LAU; l'articolo 3 considera le locazioni stagionali come locazioni "per uso diverso da quello abitativo", per cui l'IRAV non le tocca. L'articolo 4 esclude dal regime imperativo le abitazioni oltre i 300 metri quadrati e i contratti il cui canone annuo iniziale superi 5,5 volte il salario minimo. L'aggiornamento è ammesso solo alla scadenza di ciascuna annualità, e non esiste un indice canario autonomo.

Senza clausola espressa non c'è alcun aumento

La frase più trascurata sta all'inizio dell'articolo 18 della LAU: il canone può essere aggiornato solo alla scadenza di ogni anno di durata e "nei termini pattuiti dalle parti"; in mancanza di un patto espresso non si applica alcun aggiornamento. Nessun indice sostituisce una clausola che nel contratto non c'è. Se la clausola indica un meccanismo ma non precisa indice né metodologia, subentra l'Índice de Garantía de Competitividad. Se prevede più di quanto la legge consente, interviene l'articolo 6: sono nulle le pattuizioni che modificano a danno del conduttore le norme del Titolo II. Al contrario, l'indice è un tetto e non un obiettivo: applicare meno, o non applicare nulla, è altrettanto lecito.

La lettera: percentuale, mese di riferimento, certificazione

Il comma 2 dell'articolo 18 fissa la forma: il canone aggiornato è esigibile solo dal mese successivo a quello della comunicazione scritta; la comunicazione deve indicare la percentuale applicata e, se il conduttore lo chiede, allegare la certificazione dell'INE. L'aumento, dunque, non scatta da solo e non è dovuto retroattivamente. L'errore più frequente riguarda il mese di riferimento: conta l'ultimo indice pubblicato alla data dell'aggiornamento. L'IRAV esce con circa sei settimane di ritardo e il dato di agosto è uscito il 15 settembre. Un'annualità che scade il 20 settembre 2026 va quindi con il 2,47 %, una del 10 settembre ancora con il 2,49 %. Chi riceve una richiesta più alta può chiedere per iscritto quella certificazione e verificare il mese di riferimento; spesso è stato preso l'indice dei prezzi al consumo al posto dell'IRAV. Questo testo è informazione, non consulenza legale.

Cosa dice l'indice dei prezzi sugli affitti canari, e cosa no

La rubrica "Vivienda en alquiler" della stessa pubblicazione è salita alle Canarie dell'1,9 % su base annua ad agosto 2026, contro il 2,5 % della Spagna; su base mensile, 0,1 % contro 0,2 %. Il dato canario è all'1,9 % da tre mesi, dopo il 2,8 % di gennaio.

Ciò che conta è che cosa misura quella serie. Secondo la metodologia dell'INE in base 2025, gli informatori per l'affitto abitativo non sono gli offerenti ma gli inquilini stessi; ogni abitazione del campione risponde una volta a trimestre e si rileva il canone senza spese condominiali. La rubrica riflette così i canoni effettivamente pagati sull'intero patrimonio, inquilini in corso di contratto inclusi, il cui canone si muove al massimo una volta l'anno. Non è una serie di prezzi richiesti. Quello che pubblicano portali come idealista o Fotocasa è la richiesta contenuta negli annunci di un dato mese. Entrambe le cifre possono essere corrette insieme e continueranno a divergere finché i contratti nuovi si firmeranno più cari di quanto vengano aggiornati quelli in corso.