Che cosa è successo venerdì pomeriggio
La comunicazione è arrivata tramite l'IAC: l'istituto ha informato il Cabildo de La Palma, quello stesso pomeriggio, che la proposta di costruire sul Roque era stata respinta. Il Cabildo lo ha confermato in serata a Diario de Avisos e all'agenzia EFE.
Il ministero della Scienza ha «profondamente» deplorato la decisione, ha riferito EFE citando fonti ministeriali. Le stesse fonti hanno detto a eldiario.es che la Spagna aveva presentato «una candidatura scientificamente e tecnicamente solida»: «Rispettiamo la decisione del consorzio internazionale, anche se non la condividiamo».
Perché? A tutt'oggi non risulta nulla
È il nocciolo della notizia e non cambia neppure 24 ore dopo: non esiste una motivazione pubblicata. Né il consorzio, né l'IAC, né il ministero hanno aggiunto qualcosa da venerdì sera.
Sabato mattina El Faro de La Palma e Libertad Digital Canarias hanno riferito in modo concorde di una lettera del direttore del TIO, Robert Kirshner, alla ministra Diana Morant: si diceva sinceramente dispiaciuto di dover comunicare che il TMT International Observatory non può accettare la proposta della Spagna. Entrambi i resoconti sottolineano che la lettera valorizza l'impegno spagnolo e il prestigio dell'IAC e che non contiene alcuna spiegazione.
El Faro aggiunge che il telescopio sarà costruito sul Mauna Kea. Per ora lo scrive solo quella testata: non lo confermano EFE, eldiario.es né El País, e sabato tmt.org non aveva pubblicato nulla di più recente del 29 luglio 2026.
Che cosa c'era sul tavolo
Il ministero della Scienza aveva annunciato il 29 luglio 2026 che la Spagna e la Banca europea per gli investimenti erano pronte a mobilitare fino a 1 miliardo di euro. Non un contratto firmato, ma un'offerta in tre parti: 400 milioni di euro del ministero tramite il CDTI, fino a 300 milioni di euro di prestito della BEI e fino a 300 milioni di euro dell'ICO a condizioni equivalenti, più una copertura statale attraverso l'agenzia di credito all'esportazione Cesce.
Due precisazioni: il pacchetto valeva solo se il consorzio sceglieva La Palma, e la parte maggiore era credito, non contributo a fondo perduto. Con il rifiuto decade. Nessuno ha detto che quel denaro sarà destinato ad altro.
Che cosa perde l'isola
Le cifre più citate vengono da un unico studio, dell'economista Juan José Díaz Hernández (Universidad de La Laguna), presentato dall'IAC il 13 gennaio 2020: in fase di costruzione 931 posti a tempo pieno l'anno, 103 milioni di euro di produzione annua e il 6,53% del prodotto insulare; in esercizio 745 posti, 74,5 milioni di euro e il 4,81%.
Ben costruite, ma restano scenari — e vecchi: il modello ipotizzava un cantiere dal 2020 al 2029 e l'avvio dell'esercizio nel 2030, un calendario superato da tempo. Ciò che La Palma perde non è un numero di posti imminenti, ma la prospettiva di un secondo pilastro economico accanto ad agricoltura e turismo.
Che cosa resta sul Roque
L'osservatorio non perde nulla di ciò che ha già. A 2.396 metri, nel comune di Garafía, l'IAC conta circa 21 telescopi e strumenti: il Gran Telescopio Canarias, 10,4 metri di specchio e il più grande telescopio ottico a specchio unico del mondo, il William Herschel, il Telescopio Nazionale Galileo e i due telescopi MAGIC. E tra meno di un mese, il 15 ottobre 2026, vi saranno inaugurati i quattro Large-Sized Telescopes del CTAO.
Perché la montagna fosse candidata sta scritto in una legge: la «Ley del Cielo» del 31 ottobre 1988 protegge la qualità astronomica degli osservatori dell'IAC e disciplina inquinamento luminoso, interferenze radio, inquinamento atmosferico e rotte aeree. Da dicembre 2012 l'isola è inoltre la prima Riserva Starlight al mondo, rinnovata nel 2025 per altri quattro anni.
E il terreno?
Per il TMT erano previsti 9,8 ettari di bosco pubblico nel comune di Puntagorda; la concessione fu rilasciata all'IAC nel 2019, impugnata, annullata in primo grado e confermata nel 2022 dal Tribunale superiore di giustizia delle Canarie. Giuridicamente l'area resta assegnata all'IAC.
Che cosa ne sarà, fino a sabato a mezzogiorno non lo aveva detto nessuno. Non c'è una proposta per un altro strumento: né dall'IAC, né dal Cabildo, né dal governo delle Canarie, che a maggio 2026 aveva dichiarato strategico il progetto. La notizia arriva all'isola nel giorno in cui l'eruzione del Tajogaite compie cinque anni.