Droni nella natura delle Canarie: cosa raccomanda la nuova guida
Il governo delle Canarie ha pubblicato un manuale sull'uso dei droni negli ambienti naturali. La Consejería de Transición Ecológica y Energía ha presentato il 2 settembre 2026 il «Manual de Buenas Prácticas para el Uso de Drones (UAS) en la Naturaleza de Canarias», descritto come uno strumento per rendere compatibile lo sviluppo di questa tecnologia con la conservazione della biodiversità dell'arcipelago.
Foto: ESO/G. Vecchia, CC BY 4.0 (Symbolbild).
Un punto conta più di ogni altro per chi viaggia con un drone nello zaino: si tratta di un documento di raccomandazioni, non di un nuovo divieto. Le regole vincolanti stanno altrove, e sono in vigore da anni.
Un manuale, non una norma nuova
Sia la comunicazione istituzionale sia la copertura giornalistica successiva lo descrivono in modo costante come «manual de buenas prácticas», cioè manuale di buone pratiche. Secondo le stesse fonti il documento raccoglie la normativa già applicabile al volo dei droni in ambienti naturali e vi aggiunge raccomandazioni che «vanno oltre il rispetto della normativa».
Nel materiale diffuso non compare il linguaggio proprio delle norme giuridiche: decreto, ordinanza, regolamento, regime sanzionatorio. Sulla base di quanto è pubblicamente disponibile, il manuale non crea nuovi divieti né sanzioni proprie. Chi ne deduce che i droni siano appena stati regolamentati ex novo alle Canarie sbaglia. E sbaglia anche chi ne deduce che siano liberi da vincoli.
Cosa contiene: prima, durante e dopo il volo
Il manuale appartiene a una collana tecnica, i «Manuales de Buenas Prácticas en la Naturaleza de Canarias», sviluppata dal Servicio de Biodiversidad. Si rivolge deliberatamente a un pubblico ampio: amministrazioni pubbliche, organi gestori degli spazi naturali protetti, imprese e professionisti del settore, appassionati del volo ricreativo.
Le raccomandazioni sono organizzate secondo le tre fasi di ogni uscita: prima, durante e dopo. Prima si tratta di pianificare l'attività e conoscere le caratteristiche ambientali del luogo. Durante il volo, di adottare misure per evitare disturbo alla fauna. Dopo, di considerare e valutare gli eventuali episodi rilevati.
Perché gli uccelli sono al centro
Secondo le sintesi pubblicate, il manuale individua come rischi principali lo stress e le alterazioni del comportamento naturale dell'avifauna, oltre alle possibili ripercussioni sugli habitat sensibili. È qui il nocciolo della questione: un uccello in cova non interpreta un drone come una macchina fotografica, ma come qualcosa che si avvicina.
Vale la pena conoscere un limite. Le sintesi pubbliche del manuale non riportano né un elenco di specie né distanze minime fisse in metri. Se qualcuno presenta cifre di questo tipo come «la nuova regola canaria sui droni», è ragionevole chiederne la fonte. Il testo integrale, stando alla copertura giornalistica, è consultabile gratuitamente online.
Che cosa è davvero obbligatorio
Il quadro vincolante è europeo. Il Regolamento di esecuzione (UE) 2019/947 disciplina le operazioni con aeromobili senza equipaggio. La maggior parte dei voli ricreativi e professionali a basso rischio rientra nella categoria «aperta», con le sottocategorie A1, A2 e A3, soggette in linea generale a un limite di 120 metri dal suolo. L'autorità competente in Spagna è l'AESA, l'Agencia Estatal de Seguridad Aérea, che richiede la registrazione come operatore per la maggior parte degli apparecchi oltre i 250 grammi o dotati di telecamera, oltre a un attestato di competenza: formazione ed esame online per A1/A3, formazione aggiuntiva per A2.
Su questa base si sovrappongono altri due livelli. Il primo sono le «zone geografiche UAS»: il regolamento europeo consente agli Stati di limitare, vietare o subordinare a condizioni il volo per motivi che comprendono la tutela dell'ambiente. Il secondo è la normativa ambientale. La legge spagnola 42/2007 sul patrimonio naturale e la biodiversità vieta di uccidere, danneggiare, disturbare o molestare intenzionalmente gli animali selvatici, qualunque sia il metodo impiegato, e comprende la distruzione o il deterioramento dei nidi e dei luoghi di riproduzione, svernamento e riposo. All'interno di uno spazio protetto l'organo gestore — cabildo, governo regionale o amministrazione del parco — richiede di norma anche una propria autorizzazione.
In pratica: cosa chiarire prima del decollo
La via più rapida per rispondere alla domanda «posso volare qui?» è il visualizzatore ufficiale spagnolo ENAIRE Drones, che mappa le zone UAS, comprese quelle di fauna sensibile e gli spazi naturali protetti. Non sostituisce però il permesso del gestore dell'area: sono due verifiche distinte.
Nel Parque Nacional del Teide vige dal 18 dicembre 2025 il nuovo Plan Rector de Uso y Gestión, approvato con il Decreto 182/2025 del 1 dicembre e pubblicato nel BOC n. 240 del 3 dicembre 2025. Quel piano stabilisce le norme generali d'uso e gestione dell'area; la formulazione esatta sui sorvoli si trova nell'articolato stesso ed è lì che va letta. Ciò che il nuovo manuale aggiunge sono criteri tecnici affinché le amministrazioni valutino la creazione di zone geografiche specifiche per droni in enclave particolarmente sensibili. Se tali zone verranno istituite, l'obbligo giuridico nascerà dalle norme approvate da quelle amministrazioni, non dal manuale.
1. Verificare la posizione sul visualizzatore ENAIRE Drones: gli spazi naturali protetti e le zone di fauna sensibile sono mappati lì.
2. Tenere a portata di mano la registrazione come operatore presso l'AESA e l'attestato di competenza corrispondente ad A1/A2/A3.
3. Se si tratta di uno spazio protetto, chiedere all'organo gestore l'autorizzazione: le regole aeronautiche non la sostituiscono.
4. Nel dubbio, mantenere la distanza e non decollare. Un'inquadratura vale raramente quanto una nidificazione.
Dati chiave
- Presentato il 2 settembre 2026 dalla Consejería de Transición Ecológica y Energía del Gobierno de Canarias.
- Titolo: «Manual de Buenas Prácticas para el Uso de Drones (UAS) en la Naturaleza de Canarias», parte di una collana tecnica del Servicio de Biodiversidad.
- Rischi principali individuati: stress e alterazione del comportamento dell'avifauna, oltre a ripercussioni sugli habitat sensibili.
- Destinatari: amministrazioni, organi gestori degli spazi protetti, imprese, professionisti e appassionati del volo ricreativo.
- Limite vincolante in categoria aperta secondo il Regolamento (UE) 2019/947: 120 metri dal suolo; registrazione come operatore presso l'AESA per la maggior parte dei droni oltre i 250 grammi o con telecamera.
- Forbice sanzionatoria della legge 21/2003 per le persone fisiche, secondo le sintesi giuridiche attuali: infrazioni lievi da 60 euro, molto gravi fino a 225.000 euro.
FAQ
- La nuova guida è obbligatoria?
- Sulla base della nota istituzionale e della copertura giornalistica, no. È descritta come un manuale di buone pratiche di carattere orientativo, che raccoglie la normativa esistente e vi aggiunge raccomandazioni. Non annuncia nuovi divieti né nuove sanzioni.
- Posso continuare a volare negli spazi protetti delle Canarie?
- Dipende dall'area, e il manuale non ha cambiato nulla in proposito. Valgono le regole aeronautiche dell'AESA, le eventuali zone geografiche UAS e i requisiti dell'organo gestore competente, che spesso richiede una propria autorizzazione.
- A che altezza posso volare?
- Nella categoria aperta del Regolamento (UE) 2019/947 il limite generale è di 120 metri dal suolo. Le zone locali possono imporre condizioni più restrittive.
- Devo registrarmi?
- In Spagna l'AESA richiede la registrazione come operatore per la maggior parte dei droni oltre i 250 grammi o dotati di telecamera in grado di captare dati personali, insieme all'attestato di competenza previsto per ciascuna sottocategoria.
- Il manuale fissa distanze minime precise dagli uccelli?
- Le sintesi pubbliche non riportano distanze fisse in metri né un elenco di specie. Il testo integrale, secondo la copertura giornalistica, è disponibile online gratuitamente.
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