Quello che doveva essere un progetto pionieristico a livello mondiale si è trasformato in un caso di scuola su come le pressioni normative, ambientali ed etiche possano far deragliare un'iniziativa industriale da decine di milioni di euro. Nueva Pescanova, il colosso ittico spagnolo, ha comunicato formalmente all'Autorità Portuaria di Las Palmas la rinuncia alla concessione per un mega allevamento di polpi nella darsena di La Esfinge. La mossa ha spinto l'ente portuale ad avviare un "expediente de caducidad", un procedimento legale che sancisce la decadenza della pratica a causa del mancato rispetto di scadenze e requisiti fondamentali.
In termini pratici, questo significa che il progetto, per come lo conoscevamo, è morto. Non potrà essere realizzato con la vecchia documentazione. Se in futuro Nueva Pescanova, o un'altra azienda, volesse riproporre un allevamento di polpi nella stessa area, dovrebbe ricominciare l'intero iter autorizzativo da zero, con una nuova richiesta di concessione e una nuova, approfondita revisione ambientale. L'archiviazione del fascicolo aperto nel maggio 2021 rappresenta la pietra tombale su un'iniziativa che aveva scatenato un acceso dibattito globale.
Perché il progetto è stato dichiarato decaduto
Il cuore del problema è stato di natura burocratica e ambientale. Nel 2023, il Governo delle Canarie aveva stabilito che il progetto necessitava di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) completa, e non di una procedura semplificata, a causa dei possibili "effetti negativi significativi" sull'ecosistema marino del porto. Questo passaggio, molto più complesso e dettagliato, si è rivelato un ostacolo insormontabile. Secondo diverse fonti, tra cui Infobae e la testata specializzata CanaryMaritime, Nueva Pescanova non ha mai presentato la VIA completa richiesta.
Questa inerzia ha innescato un effetto domino. All'inizio del 2026, anche un'autorizzazione separata per gli scarichi in mare è stata dichiarata decaduta per il mancato rispetto delle scadenze. Il colpo finale è arrivato a maggio 2026, quando l'Autorità Portuaria ha avviato il procedimento di decadenza sulla concessione principale, constatando che la domanda era "rimasta senza effetto dopo anni di inattività". Di fronte a questa situazione di stallo insanabile, l'azienda ha preferito fare un passo indietro volontario, ritirando formalmente la propria richiesta il 24 luglio 2026, prima che la decadenza fosse imposta d'ufficio.
Un progetto faraonico tra lavoro e polemiche
I numeri del progetto erano imponenti. Nueva Pescanova aveva pianificato un investimento di circa 65 milioni di euro per un impianto che si estendeva su una superficie tra i 50.000 e i 62.000 metri quadrati. L'obiettivo era ambizioso: produrre fino a 3.000 tonnellate di polpi all'anno, con la creazione di circa 300 posti di lavoro, di cui 150 altamente qualificati. L'azienda sosteneva che l'allevamento avrebbe contribuito a stabilizzare il mercato, riducendo la pressione della pesca sulle popolazioni selvatiche di polpo, la cui domanda è in costante crescita.
Tuttavia, fin dall'inizio, il progetto ha attirato le critiche feroci di scienziati e organizzazioni animaliste internazionali come Compassion in World Farming e Eurogroup for Animals. Il punto centrale del contendere è la natura stessa del polpo. Un rapporto della London School of Economics, spesso citato dagli attivisti, ha concluso che i polpi sono esseri senzienti, capaci di provare dolore, stress e piacere, e che un "allevamento di polpi ad alto benessere è impossibile". Le preoccupazioni riguardavano le alte densità negli allevamenti, lo stress cronico che può portare a cannibalismo e automutilazione, e l'assenza di un metodo di macellazione umano scientificamente validato. I metodi proposti, come l'uccisione in una miscela di ghiaccio o tramite congelamento, sono stati bollati come potenzialmente causa di sofferenze prolungate.
Preoccupazioni ambientali e rischi per la salute
Oltre al benessere animale, il progetto doveva affrontare serie criticità ambientali. La revisione ambientale che ha di fatto "ucciso" il progetto ha evidenziato rischi concreti per l'area portuale. Le principali preoccupazioni riguardavano i cattivi odori che avrebbero potuto raggiungere il vicino terminal passeggeri e il degrado della qualità dell'acqua del porto a causa dei rifiuti organici prodotti dall'allevamento intensivo. Rapporti commissionati da ONG come l'Aquatic Life Institute mettevano in guardia dall'aumento del carico di nutrienti e dall'inquinamento organico, con possibili impatti negativi sulle specie locali e sull'ecosistema portuale.
Un altro fronte critico era quello dei patogeni. Le analisi degli attivisti sottolineavano il rischio che gli allevamenti intensivi diventassero terreno fertile per batteri e parassiti, alcuni dei quali potenzialmente trasmissibili all'uomo. L'uso di antibiotici per gestire eventuali focolai di malattia avrebbe potuto contribuire alla diffusione di resistenze batteriche nell'ambiente marino. Infine, il tema dei mangimi: per nutrire migliaia di tonnellate di polpi carnivori sarebbe stata necessaria un'enorme quantità di farina di pesce, contraddicendo, secondo i critici, la narrazione di un progetto sostenibile che avrebbe alleviato la pressione sugli stock ittici selvatici.
Il futuro dell'acquacoltura del polpo alle Canarie
Nonostante la chiusura del capitolo Las Palmas, Nueva Pescanova non ha gettato del tutto la spugna. Nel comunicare il ritiro, l'azienda ha dichiarato di aver preso la decisione basandosi su considerazioni tecniche, commerciali e normative, senza ammettere che il progetto fosse insostenibile dal punto di vista etico o ambientale. Anzi, ha lasciato la porta aperta a "siti o design alternativi" per l'allevamento di polpi in futuro. L'azienda continua a rivendicare gli anni di ricerca condotti presso il suo centro di biologia marina in Galizia, dove afferma di aver sviluppato metodi per monitorare e controllare lo stress dei cefalopodi in cattività.
Per gli attivisti, invece, la fine del progetto di Las Palmas rappresenta una vittoria epocale e un precedente fondamentale. La loro battaglia ora si sposta su un piano più ampio, con la richiesta di una moratoria o di un divieto a livello europeo per l'allevamento di polpi. La vicenda ha dimostrato che la combinazione di complessità normativa, incertezza scientifica sul benessere animale e una forte opposizione pubblica può creare una barriera insormontabile anche per un colosso del settore. Per ora, le acque del porto di Las Palmas non ospiteranno vasche piene di polpi, e il dibattito sul futuro di questa controversa frontiera dell'acquacoltura rimane più aperto che mai.
Domande frequenti
- Il progetto dell'allevamento di polpi a Gran Canaria è definitivamente cancellato?
- Sì, nella sua forma attuale. Nueva Pescanova ha ritirato la domanda e l'Autorità Portuaria sta archiviando la pratica. Qualsiasi progetto futuro nella stessa area dovrebbe ripartire da zero con un nuovo iter autorizzativo.
- Qual è stato il motivo principale del fallimento del progetto?
- Il motivo scatenante è stata la mancata presentazione della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) completa, richiesta dal governo delle Canarie, che ha portato alla decadenza di permessi e concessioni.
- Perché gli attivisti si opponevano all'allevamento di polpi?
- Le principali obiezioni riguardano l'elevata intelligenza e senzienza dei polpi, l'impossibilità di garantire il loro benessere in cattività e l'assenza di metodi di macellazione considerati umani.
- Quali erano i rischi ambientali del progetto?
- Le preoccupazioni includevano l'inquinamento organico delle acque portuali, i cattivi odori, il rischio di diffusione di malattie e parassiti, e l'impatto della pesca necessaria per produrre mangimi.
- Nueva Pescanova può riproporre il progetto altrove?
- Sì, l'azienda ha dichiarato di essere aperta a valutare siti o design alternativi per l'allevamento di polpi in futuro, ma al momento non ci sono piani concreti noti.
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Stand 26 luglio 2026. Questo articolo si basa sulle informazioni disponibili al momento della pubblicazione e non costituisce consulenza legale o finanziaria.
