Che cosa dispone l’ordinanza e che cosa no

Il testo occupa una pagina e rinvia per tutto il merito all’ordinanza originaria del 7 agosto. Tre punti contano per chi viaggia. La direzione: si controlla chi arriva dall’Italia; la partenza dalle Canarie verso l’Italia non rientra nell’ordinanza spagnola. I modi: solo aereo e marittimo, le frontiere terrestri non compaiono nel testo. E il criterio: conta l’ultimo aeroporto prima dell’arrivo, non la cittadinanza. Chi fa scalo a Monaco o a Madrid resta fuori; chi atterra direttamente da Milano o da Roma, no.

Il motivo sta nel BOE, ma non in questa ordinanza

La proroga non espone motivi propri. Scrive soltanto che permangono le «razones de urgencia y de amenaza grave para el orden público y la seguridad interior». Sono invece sviluppati nell’ordinanza originaria INT/846/2026: pressione migratoria sulla rotta del Mediterraneo centrale, per la quale l’ordinanza cita dati Frontex — 66.328 attraversamenti irregolari rilevati nel 2025 contro 19.403 sulla rotta occidentale. Vi aggiunge le difficoltà nei trasferimenti di richiedenti asilo verso l’Italia, richiamando la Comunicazione COM (2026) 387 final della Commissione europea del 15 luglio 2026, e l’uso delle rotte da parte di organizzazioni criminali. Chi considera la misura priva di motivazione sta leggendo la sbagliata delle tre ordinanze. Resta vero questo: dal 7 agosto non è stata fornita alcuna motivazione nuova.

Quale documento mettere nel bagaglio a mano

Per i cittadini dell’Unione vale una carta d’identità valida oppure un passaporto valido: basta uno dei due. La patente non basta: il portale europeo Your Europe precisa espressamente che patenti e tessere bancarie o fiscali non sono documenti di viaggio. Per i cittadini italiani c’è inoltre una novità estranea a questi controlli ma che pesa proprio adesso: dal 3 agosto 2026 la vecchia carta d’identità cartacea non è più valida per l’espatrio, come comunicano le prefetture del Ministero dell’Interno; valgono la CIE elettronica e il passaporto. I cittadini di Paesi terzi — anche se residenti in Italia o in Spagna — hanno bisogno di passaporto e permesso di soggiorno insieme e, se previsto, del visto.

Quali punti di arrivo canari sono interessati

L’ordinanza non nomina aeroporti; l’articolo 2.4 lascia l’elenco alle istruzioni della Segreteria di Stato per la Sicurezza. Nella pratica tocca le isole con collegamenti diretti con l’Italia: nei bilanci giornalieri del Ministero dell’Interno compaiono Tenerife Sud, Gran Canaria, Lanzarote e Fuerteventura — per il 30 agosto, 30 identificazioni su sette voli a Tenerife Sud, 12 su due voli a Gran Canaria, 3 su due a Lanzarote e nessuna sull’unico volo per Fuerteventura, poche decine di persone al giorno in tutto l’arcipelago. Diario de Avisos contava ad agosto 37 collegamenti diretti e 73 voli settimanali; circa 60.000 italiani sono iscritti all’anagrafe isolana.

La Spagna non è sola, e due mesi restano tanti

La Commissione europea raccoglie tutte le notifiche di controlli temporanei alle frontiere interne in un elenco pubblico. La versione del 15 settembre 2026 cita, oltre alla Spagna, Germania, Austria, Polonia, Francia, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Norvegia e Italia. L’Italia ha controllato per prima, dal 1° agosto; la Spagna ha seguito l’8 agosto. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha motivato il passo italiano il 13 agosto davanti al Comitato parlamentare Schengen con l’ingresso di circa 72.000 cittadini di Paesi terzi a Ceuta il 30 e 31 luglio, nel quale la Spagna ha confermato 83 morti, e ha parlato di «controlli nei confronti dei soli cittadini di Paesi terzi (extra UE) provenienti dalla Spagna». L’ordinanza spagnola richiama invece la rotta del Mediterraneo centrale. Controlli di questo tipo oggi in Europa non sono eccezionali — due mesi senza libera circolazione fra due soci fondatori del mercato interno lo sono.